“Omnia vincit amor“. Essì, Virgilio aveva proprio ragione. Romanzi, film, canzoni: quanti esempi abbiamo di brani famosi ispirati al dolce sentimento amoroso? Piacciono, fanno riflettere e… piangere chi li guarda, e dall’altra parte rendono quel tanto di celebrità che non guasta mai a chi produce, scrive.
Avvezzi all’uso dei social media, nella meravigliosa Era del 2.0 (e qui qualcuno comincerà a starnutire, lo so!), siamo portati alla subitanea condivisione, like, #qualunquecosa, twitt… insomma alla diffusione capillare di un messaggio: quanto più lascia il segno, tanto più sarà soggetto ad azioni di passaparola puro.
E da qui ritorniamo all’amore, ai sentimenti in genere. Il messaggio legato alla sfera emozionale ha una diffusione senza dubbio maggiore, di uno che nasce con altri intenti. E mi viene in mente il video “che ha sbancato” la rete, citando alcuni bogger e giornalisti, di recente “Perchè tu mi piaci“.
Il video, che ha totalizzato oltre un milione e mezzo di visualizzazioni, è uno spot realizzato per brand ancora “ignoto” da tre creativi milanesi della agenzia CRIC: l’idea è stata quella di realizzare il corto e proporlo in giro a potenziali clienti.
Prima ancora che qualcuno si appropriasse definitivamente dei diritti, gli stessi creativi hanno ben pensato di “vedere l’effetto che fa”, pubblicandolo sulle loro bacheche facebook e sulla piattaforma Vimeo.
Da qui la sorpresa: share, like, passaparola, il delirio della rete che ha fatto tanto parlare dello spot, e che ancora non ha un legame commerciale.
Pare che alcuni clienti a cui è stato fatto vedere il corto, non abbiano gradito la presenza nelle scene di anziani e bambini: “nessuno vuole vedere inscenate la malattia e l’infanzia“.
Sicuramente sbagliavano. Lo spot, che parla di una storia d’amore lungo una vita, risveglia quel briciolo di umanità digitale nascosta tra un tasto e l’altro della tastiera: ha ispirato email d’amore tra coppie, dediche su social network e tanti sorrisi tra la folla dei piccoli e grandi frequentatori degli abissi della Rete.
“La pubblicità ha solo un’anima commerciale” dicono i più, spogliandola di qualsiasi forma artistica. Eppure questo è uno spot. Cambierebbe qualcosa se nell’ultima schermata apparisse il marchio di un qualche produttore di carta, penne oppure ancora di Poste Italiane? Cambierebbe il senso di quelle scene, parole e riflessioni se a metterci la faccia fosse un brand?
La pubblicità così come qualsiasi altra espressione della cultura umana è CREAZIONE. Ci sono buoni esempi, come questo, che cambiano la rotta dell’ advertising, non più solo orientato alla conquista di fette di mercato, ma volto alla produzione di senso.
In molti pare abbiano gradito il risultato, me compresa!
