Una campagna pubblicitaria è la sua idea, o meglio, l’insight declinato, a seconda delle esigenze, sui diversi mezzi. Bene, è come se avessimo appena detto che l’uomo è puro spirito.
L’essere umano è essenza, istinto, pensiero, spiritualità, ma anche corpo, con la sua forza e decisiva imponenza. E se devo associare un corpo alla pubblicità, non riesco a non pensare alla musica. Certo, non è fisica, non la tocco e non ci sbatto contro (a meno che non finisca accidentalmente con l’auto in un negozio di cd – ammesso che ne sia rimasto ancora qualcuno), ma chi può dire che non abbia la stessa concreta manifestazione? La musica ci proietta in contesti al di là di quelli che realmente ci appaiono: la musica ci trasmette emozioni, ci fa condividere stati d’animo, scuote i nostri di corpi sulla prima pista da ballo che incontriamo… e ci dà la forza di affrontare un nuovo giorno in ufficio!
La musica è l’impronta digitale di un prodotto, a volte. McDonald’s, Coca Cola, Windows: solo alcuni di quei brand che solo pronunciati rimandano a note definite e uniche.
La musica può accelerare la diffusione di uno spot, può stimolarne il ricordo, fino a essere protagonista della pubblicità stessa. Se avete già visto la nuova campagna Melinda sapete di cosa sto parlando.
Torna in auge una delle hit degli anni ’70 “Balla Belinda”, che per l’occasione diventa “Balla Melinda” riscritta in rima baciata e ambientata nei verdissimi e felici campi del Trentino. La trama è la stessa dei precedenti spot: famiglie gaudenti, generazioni che si intrecciano e la Melinda che “piace di più”. A fare la differenza è la colonna sonora, che ti resta tra i pensieri, tra una cosa e l’altra, e che viene trasmessa un po’ ovunque: dalla tv alla radio passando per i social network, con gioco e concorso annesso!
Un uso della musica da netiquette pubblicitaria, direi: una strategia pulita e declinata su tutti i supporti in linea con la brand identity di Melinda.
E poi c’è chi guarda alla musica puntando allo show, al rumore, alla semplice magnificenza. Puntuale arriva il Natale, come puntuale è l’uscita dell’atteso spot “festivo” di Coca Cola. Quest’anno, sorpresa: il jingle è cantato dal famoso gruppo inglese “Train”, Shake up Christmas.
La musica in questo caso ha un volto e ricopre il ruolo del testimonial, presente su tutti i mezzi: spot-tv, digital, in-store, packaging e molto di più. Shake up Christmas fa già parte del tour mondiale della band e presto diventerà anche un singolo. Un successo già annunciato, che tutti non vedono l’ora di condividere. Tipico di Coca Cola.
Ma la musica è in primis performance, e non può trovare territorio più fertile del flash mob. Esempio splendido, per me, è quello che recentemente ha lasciato di stucco i viaggiatori all’aeroporto di Heathrow, al terminal 5. A dirigere l’orchestra T-Mobile. In 300 tra ballerini, vocalist e cantanti hanno dato vita alla musica senza passare dagli strumenti. Canzoni come “I am the passenger” di Iggy Pop, e “I knew you were waiting” di George Michael e Aretha Franklin, rigorosamente a ‘cappella’, si sono rese protagoniste di 18 telecamere nascoste per l’evento. Il video, poi, è stato lanciato simultaneamente in rete, sui canali sociali, e in tv. Un esempio di musica non convenzionale che non guasta! Anzi.
La musica disegna i contorni di un’idea, le da forma e immaginazione, la rende riconoscibile e sharabile.
Comments on: "Come suona uno spot!" (1)
la musica è creatività,scrivere è creativo,la pubblicità è per gonfiare il pettoa società e venditori.